Ma quante difficoltà a scuola non sono legate ad uno specifico disturbo dell’apprendimento?!
Breve commento all’intervista di Eleonora Giovinazzo al pedagogista Daniele Novara “sulle diagnosi non sempre giuste e fondate sui Disturbi specifici dell’apprendimento”, comparsa a febbraio su D-La Repubblica - Articolo
Sono sostanzialmente d’accordo con il pedagogista nell’assumere una posizione critica verso questa vera e propria “inflazione” di certificazioni sanitarie, specialistiche su queste patologie, a cui stiamo assistendo in questi ultimi decenni. Se si esaminano i dati più recenti sugli alunni con disabilità o definiti con bisogni educativi speciali - per cui vengono predisposte iniziative varie, dall’adozione di “strumenti compensativi/dispensativi” fino alle azioni di sostegno o inclusive con personale docente e di supporto assistenziale educativo più o meno formato - ci si costruisce inevitabilmente una teoria sull’esistenza di un ventaglio ampio e sempre più consistente di patologie dell’apprendimento: che non corrisponde ad una realtà clinica effettiva! Di ciò siamo indubbiamente responsabili e “complici” noi - neuropsichiatri infantili e psicologi dell’età evolutiva – pressati da tempo da scuole bisognose di supporti e richiedenti, spesso insistentemente, un’integrazione di personale docente e di ausilio assistenziale aggiuntivo, nella speranza di un soccorso competente, che non sempre invero lo è mai stato. A ciò si aggiunge poi che negli ultimi anni, con le note restrizioni economiche, il riconoscimento del Disturbo specifico di apprendimento non si è nemmeno più tradotto in potenziamento degli organici ma è diventato ora un vero e proprio aggravio di lavoro per i docenti che, senza gli ausili aggiuntivi di un tempo, devono predisporre piani curricolari personalizzati. Nel contempo, le famiglie percepiscono l’aspetto “guasto” dell’alunno, e non si sentono educativamente in discussione ma più ancora incoraggiate alla delega ai docenti.


Così negli ambulatori e nei reparti ospedalieri specializzati questi alunni indubbiamente “problematici” in classe vengono sottoposti ad un testing spesso ampio e ricco di valutazioni svariate, dove sostanzialmente si misura la prestazione del momento e la si confronta poi con un campione di riferimento di pari età. Si definisce con facilità che la prestazione non è adeguata rispetto ad un’attesa presunta, meno spesso si capisce il perché ciò sia accaduto. Da questa diagnosi “prestazionale”, in mancanza di una chiara compromissione cognitiva o francamente psicopatologica, ne vien fuori spesso la diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento: che clinicamente non c’è! Così la scuola, pur non potendo più giovarsi di personale aggiuntivo che, considerando le condizioni in cui oggi versa, potrebbe risultare un piccolo aiuto, si trova a gestire una realtà difficile, magari attuando più o meno la parte dispensativa delle disposizioni di legge (limitazione dei compiti scritti, della lingua straniera, del calcolo mentale, per esempio) ma ben poco facendo su quella compensativa, soprattutto per mancanza di risorse (un banco un computer è uno slogan d’antan che fa oggi solo sorridere!). Così di fatto si “patologizzano” le diverse difficoltà a scuola, con un etichettamento diciamo di comodo, che in primo luogo non fa affrontare il problema reale, spesso sostanzialmente educativo. Questa etichetta sanitaria avventata condizionerà poi in primo luogo il genitore ma anche la relazione ed il giudizio del docente verso l’alunno dichiarato dagli specialisti come “patologico”, limitando nella sostanza anche le aspettative sul suo potenziale di apprendimento. Con questa deriva medicale viene anche un po’ danneggiato lo sforzo di ogni educatore che dovrebbe cercare di cogliere in ciascun alunno nella pluralità delle sue intelligenze quali siano le prevalenti ed anche il particolare stile di pensiero e di apprendimento.
Per qualche approfondimento sul tema degli stili di apprendimento si suggerisce la lettura dell’articolo:
Attaccamento e Metacognizione: uno studio pilota. I Care, 34, 2: 52-57, 2009.
Per saperne un po’ di più sulla questione dei Bisogni Educativi Speciali, si raccomanda il capitolo “Speciale per chi?” nel volume di MILETTO R., Gruppo di Ricerca Ellepi (a cura di), Per una scuola amica. Curricoli speciali per potenziare la mente. Alpes Italia Ed., Roma, 2010.
Due volumi dedicati ai Disturbi di Apprendimento Non Specifici, che rimangono una realtà clinica consistente, che incide parecchio sugli insuccessi scolastici, e sostanzialmente ancora oggi poco studiata sono:
MILETTO R., FUCCI M.R., BELLOTTI A., CAROZZA E., A scuola sui sentieri dei pensieri. Percorsi riabilitativi per preadolescenti con disturbo aspecifico di apprendimento. Armando Ed., Roma, 2000.
MILETTO R., FUCCI M.R., Fammi pensare!. Percorsi abilitativi per alunni con disturbi di apprendimento. Armando Ed., Roma, 2009.


Qui mi piace fare anche un cenno ad un’altra questione, che viene affrontata estesamente in un volume da me curato per Alpes Ed., in uscita prossima, prima dell’estate, dal titolo suggestivo In rebus Naturae, con il contributo di Autori vari, esperti sulle diverse attività psicoeducative all’aria aperta, in cui si affronta il tema molto attuale dei disturbi da Deficit di Natura, nei diversi ambienti, compresa la scuola. Oggi esiste certamente un rischio concreto di perdere il contatto con la Natura, e ciò si insinua non solo subdolamente ma molto, veramente molto, precocemente nello sviluppo dei bambini. Al lettore interessato si rimanda al breve scritto in PDF qui a seguire.